Recensione da Guitar Club

PAOLO GIANOLIO

 

Tribù Di Note

 

Videoradio

 

Con questa frase: “Sono contadino della musica. Mi piace seminare le note e raccoglierle quando sono mature”, Paolo Gianolio ama presentarsi al proprio pubblico. Un insieme di parole che racchiude l’essenza di un artista come pochi in quello che è panorama musicale italiano, meglio ancora se ci soffermiamo sul mondo della sei corde.

 

La parola contadino è sinonimo di fatica, sudore ed esperienza. Caratteristiche che Gianolio ha maturato sul campo. Termini che ben si addicono per descrivere il buon Paolo, che da anni macina session in studio e serate live accanto ai nomi più prestigiosi della musica italiana, lasciando il suo marchio inconfondibile non solo in veste di chitarrista, ma anche di compositore ed arrangiatore.

 

Il suo inizio è stato semplice, in stile anni sessanta, ascoltando gruppi come Beatles e Rolling Stones. Un preludio alla presa di coscienza che la chitarra, così come la musica, sarebbero state le sue compagne di vita. A questo, è seguito uno studio approfondito dello strumento e della teoria musicale, con un picco nei corsi professionali della “Scuola Jazz di Parma”, dove Filippo Daccò gli ha trasmesso le raffinate tecniche di armonia applicata allo strumento, nonché presso la scuola “Nino Donzelli di Cremona”, che con la didattica basata sul metodo Barkley, gli ha aperto l’universo della armonia moderna e dell’orchestrazione per banda.

 

Un saggio abbastanza eloquente di come queste esperienze abbiano disegnato il suo percorso artistico, è nella rielaborazione armonica di un brano Questo Piccolo Grande Amore di Claudio Baglioni sul live Attori E Spettatori. Una trasformazione da malinconica ballad ad un brano dall’andamento ritmico spinto con sfumature wave.

 

E’ dal 1985 che Gianolio collabora con Baglioni. Una collaborazione che continua attualmente nelle vesti di chitarrista, arrangiatore e produttore. Ma sono davvero tanti gli artisti con i quali Gianolio ha collaborato. Per esempio Vasco Rossi sui dischi Liberi Liberi e Stupido Hotel, senza dimenticare Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Andrea Bocelli e tanti altri ancora, come la grandissima Mina ad esempio, su dischi come Lochness, Canarino Mannaro e Cremona.

 

Tribù Di Note è il suo quinto lavoro solista e condensa in trentadue minuti l’universo sonoro di Paolo Gianolio. La durata misurata dell’opera, è l’esempio cristallino della sostanza “contadina” descritta in apertura, perché negli otto brani che la compongono, troviamo un caleidoscopio di atmosfere, armonie, sonorità e virtuosismi non indifferenti e mai fini a se stessi. Omaggio alle varie etnie o tribù che a loro volta hanno regalato all’umanità sfumature culturali e conseguentemente musicali.

 

L’incredibile lavoro di chitarra di Gianolio, ha nel brano dal titolo omonimo il suo apice. Una perla musicale nella quale  la Walden Signature fa letteralmente scintille. Ma il talento di questo artista, può essere maggiormente apprezzata in Archimede e Kalipso, nel quale troviamo in veste di ospite alla batteria Gavin Harrison, compagno nella band di Baglioni e membro dei Porcupine Tree. Brani dove Gianolio cura anche le partiture di basso, pianoforte e tastiere come per tutto l’album. Da segnalare anche la presenza di Pio Spiriti, sempre del gruppo di Baglioni che presta l’estro del suo violino su Abraxas.

 

Completa l’album, un’interessante traccia CD ROM in cui Paolo Gianolio commenta tutti i brani e regala una performance visiva del brano d’apertura Archimede. Tribù di Note è in conclusione un pregevole album che dona lustro al mondo della musica nostrana. Per questo è doveroso porgere un grosso plauso alla Videoradio, il cui impegno ci consente di vivere un altro momento magico.

 

Maurizio Mazzarella